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LIBRI

RECENSIONE: Ho Voglia di Te di F.Moccia.

Leggendo questo assurdo libro la domanda che più frequentemente mi è saltata in mente è stata: ma perché quest’uomo ha venduto milioni di copie e io neanche conosco di vista un editore?
È un’ingiustizia. E non lo dico solo per me, ma per mille altri autori dai libri decisamente migliori che rimangono sconosciuti e le loro poche copie si perdono tra gli scaffali delle librerie. Ma la risposta, purtroppo, la so già…
Questo seguito di Tre metri sopra il cielo è ancora più terrificante del primo; e devo dire che dopo Garcia Marquez e una full immersion di due mesi in Cunnigham, lo si apprezza ancora di più. Cioè, disprezza. Del resto io Moccia lo leggo per poterne parlare male con coscienza di causa, quindi, ecco una mia bella recensione su Ho voglia di te.

Più che un romanzo, i suoi libri sembrano sceneggiature; usa sempre il presente e in Ho voglia di te passa da un punto di vista ad un altro (cioè cambia la prima persona che sta parlando) in ogni frase, a volte senza neanche lasciare una riga, o almeno andare a capo: di conseguenza, non ci si capisce nulla; la comprensione è aggravata anche dal fatto che utilizza spesso modi di dire del gergo giovanile romano, che possono essere capiti da chi come me è della capitale, ma risultano difficili agli altri, ed inoltre alcuni sono anche un po’ forzati (e vi assicuro qui non c’entrano nulla Pisolini e Verga; Moccia non ha alcuna intenzione letteraria nell’usare quelle espressioni). I nomi (e soprattutto le loro abbreviazioni) sono come al solito rocamboleschi: Vittorio diventa Vit (io al massimo qui a Roma lo chiamerei “A Vittòòò”), Ginevra diventa Gin…avrebbe potuto benissimo ambientarlo in America, almeno avrebbe avuto una giustificazione per tutte queste consonanti a fine nome proprio, che qui in Italia non si sentono mai. Alcune frasi sono in dialetto, altre no, e vi è una sfilza di nomi di luoghi, vie, piazze, alberghi, che giustificano una non padronanza della descrizione dei luoghi: nel senso, se li conosci ed ambienti la vicenda a Roma, va bene, altrimenti ti becchi tutta questa serie di indicazioni stradali senza capire se sei in una piazza o in un viottolo, al centro o in periferia; allo stesso modo nomina nomi di pub o marche, che dovrebbero parlare da sole, ma ovviamente lo fanno solo a chi sa capire la loro lingua. Ed inoltre, alcuni capitoli non sono altro che una lunga serie di citazioni di canzoni, per spiegare i sentimenti dei personaggi; e mentre nel primo dominava Tiziano Ferro, qui almeno è Battisti a spadroneggiare. Moccia usa trucchetti e alla fine non scrive un romanzo, ma una serie di nomi propri e citazioni neanche troppo azzeccati (io proprio non riesco a trovare una sola traccia di realismo in quello che scrive). Quel poco che ci mette di suo è devastante: a partire dai profili psicologici dei personaggi, che sono scontati ed assurdi, soprattutto quelli femminili, dai quali si deduce che Moccia non capisce niente di donne. Il più strabiliante è Daniela, la sorella di Babi (ma almeno ha un nome normale) e tutta la sua vicenda: ha diciassette anni, va in discoteca, è il suo ragionamento è più o meno questo: “Voglio trombare prima dei diciotto anni, ma non ne ho il coraggio anche se Chicco è tanto carino e ha una bella macchina, allora voglio un’ecstasy” e ovviamente finisce a letto con chissà chi, ed è pure contenta quando scopre di essere incinta. Non solo, ma i suoi genitori ignorano totalmente la vicenda come se avesse detto “Sapete, mi sono presa un cane”; e come storia potrebbe anche esistere, sono sicura che succede ogni sera che una ragazza sprovveduta, con genitori troppo ricchi e assenti, si ficchi nei guai, ma è un personaggio che non sta in piedi, quasi una storia tappabuchi, che io avrei eliminato del tutto dal libro (e forse ne sarebbe uscito un pochino meglio). Altre prove che Moccia proprio non può parlare di donne: per redimere la madre di Step e farli riavvicinare, non riesce a far compiere ad entrambi un cammino di redenzione, non ci fa partecipe dei pensieri del ragazzo, ma risolve la faccenda con un’altra citazione: la madre regala a Step un libro, lui lo legge, e la perdona. Ma cosa c’è scritto nel libro? Cosa pensa lui? Cosa ha capito, soprattutto? Non ci è dato di saperlo.
Gin è forse un po’ più “vera” (ed è molto più simpatica di quella smorfiosa di Babi), ma anche lei ha le sue belle contraddizioni: durante la sua prima volta, con Step, insiste per infilargli lei il preservativo (che poi si chiama preservativo, caro Moccia, e non la “nostra sicurezza”…), affermando di averlo già fatto quindici volte; ma essendo vergine, a chi li infilava? Che passato nasconde, la pura Gin? Ovviamente, si tratta di un particolare che Moccia ha voluto infilare a forza nel romanzo, ma anche qui, una bella limatura non ci sarebbe stata affatto male. E come se non bastasse, la pura Gin, dopo mille scopate nei posti più assurdi, va a ringraziare il buon Signore di non essere incinta, tutta contenta in Chiesa. Un’altra contraddizione che rivela la non presa di posizione dell’autore sull’argomento fede: potrei anche starci, la fede personale ed intima sta da una parte e le leggi della Chiesa da un’altra, ma è un argomento talmente complesso che non può essere accennato così ed abbandonato senza cura, in un romanzo del genere, poi.
Riguardo all’argomento erotismo, poi, neanche mi pronuncio. Neanche nelle peggiori fanfiction erotiche certi momenti sono scritti così male e in modo così poco veritiero. Moccia non capisce davvero nulla di donne, e neanche di romanzi. La parte finale, quella del diario di Gin che come una tredicenne segue Step da due anni, è anche questa patetica e poco utile ai fini della vicenda. Come il precedente, l'unica nota positiva della storia è il fatto che, alla fine, non c'è l'happy ending. Perchè quello non c'è quasi mai, nella vita. Voto finale al libro? Più di un tre non riesco proprio a dare.

Voto 3




Mi chiamo Margherita (Marge) e ho 24 anni. Studio Medicina, mi piace scrivere, ho lasciato una metà del mio cuore in Africa. L'Handmade è la mia passione, una catarsi ed un modo per mettere da parte qualche soldino. Lasciatemi un commentino, mi farete felice :)



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