Caro Babbo Natale, ecco l’università che non vorrei
Un po’ di chiarezza sulle leggi
L’anno scolastico si è aperto all’insegna dalla protesta di studenti, ricercatori, insegnanti e genitori contro i provvedimenti presi dal Governo in materia d’istruzione. La protesta è partita molto prima che i media ne parlassero, e solo da poco le è stato dedicata la giusta attenzione; per questo, si è venuta a creare molta confusione, cosa che ha permesso ai politici di minimizzare o demonizzare il movimento senza permettere una chiara conoscenza di quanto contenuto nelle leggi.
La manovra sull’istruzione del Governo comincia in estate con la Legge 133: è una parte della finanziaria preparata da Tremonti, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 195 del 21-8-08. Sancisce i tagli (1,5 milioni di euro in cinque anni, a partire dal 1 Gennaio 2009) che investiranno l’istruzione pubblica per i prossimi anni. Non è ulteriormente specificato come saranno applicati i tagli, a quali scuole/università, o secondo quali criteri. Nella stessa legge (all’art.16) è permesso, alle Università, per colmare i vuoti lasciati dai tagli, la trasformazione in fondazioni private; i singoli soggetti che investiranno acquisiranno la proprietà di tutti gli immobili, con una spesa notarile ridotta del 90%, e tutti gli investimenti saranno esenti da tasse e deducibili.
I pericoli connessi a questa manovra sono molteplici; innanzitutto, bisogna partire dal presupposto che, se un istituzione è malata e non funziona più (motivo con il quale hanno spiegato questa legge), non è tagliando fondi indistintamente che riprenderà a funzionare bene. Ma il pericolo più grande, agghiacciante, di questa legge, è proprio quel “consiglio” a trasformarsi in fondazioni private. Esistono molte università private, in Italia, alcune reali ed altre, fenomeno crescente, on-line. L’autonomia conferita a tali atenei produce il solo risultato di abbassare il livello dell’istruzione, dal momento che studenti/utenti paganti nutrono aspettative, in termini di voti e tempo di laurea, molto più alte, e si aspettano, come qualsiasi cliente, di essere serviti nel miglior modo possibile. Inoltre, l’altro aspetto dannoso della privatizzazione, è l’assenza di controllo statale sull’imparzialità di quanto insegnato o ricercato; e tutto ciò non è un’ipotesi, ma qualcosa che già avviene nelle università private, come ad esempio il Gemelli di Roma, Università di Medicina di proprietà del Vaticano, che prevede, agli esami, domande come: “L’aborto è una pratica corretta?” la cui risposta, per poter essere promossi, è invariabilmente: “No, perché la vita appartiene solo a Dio”. Un controllo di questo genere avrà ripercussioni molto gravi sull’insegnamento, ed ancor più gravi sulla ricerca, pilotata e controllata dagli interessi del privato che la sovvenziona (come accade in America, dove la ricerca è finanziata da case farmaceutiche private, che hanno il solo scopo di aumentare i proprio profitti). Allo stesso modo, l’assunzione di docenti, ricercatori e l’elezione del preside non saranno più a concorso, ma su nomina del consiglio d’amministrazione, il che inevitabilmente andrà ad aumentare il favoritismo tanto condannato dal Governo.
Da ultimo, ma di certo non per gravità, è la possibile “chiusura della fondazione”: questa decisione può esser presa per svariati motivi, come ad esempio il raggiungimento dello scopo previsto, o la non sussistenza dello scopo; alla chiusura dell’Università, tuttavia, il patrimonio immobiliare e non rimarrebbe nelle mani del privato.
Il ministro dell’istruzione Maria Stella Gelmini, nonostante le importanti implicazioni sull’università italiana contenute nella finanziaria, ha deciso, in autunno, di dedicarsi alla scuola elementare, con un Decreto-Legge, strumento che secondo la legge dovrebbe essere utilizzato solo in caso di gravi calamità. Ha così realizzato, ed approvato in Senato il 29-10-08, la famosa Legge 137, che sancisce la presenza di un maestro unico con un orario di 24 ore settimanali, ed altri provvedimenti comunque condannati dalla popolazione.
In seguito alle proteste, il ministro ha invece bloccato un Decreto-Legge dedicato alle Università (in cui la trasformazione in fondazioni private diveniva addirittura obbligatoria), aprendosi invece ad un Disegno di Legge, che prevede, se non altro, un dibattito in parlamento che coinvolga anche l’opposizione. La protesta degli studenti e di tutto il mondo dell’istruzione non si ferma, perché richiede ancora il blocco dei tagli e la cancellazione della trasformazione in fondazioni private. Rivendica il diritto ad una università pubblica di alto livello, comparabile alle università europee, secondo quanto sancito dall’articolo 33 della Costituzione: “La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.”
Margherita Pace
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